VIA DELLE OCHE di Carlo Lucarelli

dal 20 gennaio 2018 al 05 febbraio 2018
orari: SABATO ORE 21,00
DOMENICA ORE 18,30
prenotazioni: 081 5422088 | info@ilpozzoeilpendolo.it

VIA DELLE OCHE di Carlo Lucarelli

VIA DELLE OCHE

di Carlo Lucarelli

con Lucia Rocco, Peppe Papa, Clara Bocchino

C’è un gioco antico, che si fa con poco e niente, un gessetto, una pietra e un po’di fantasia. C’è un mestiere antico, che si fa con poco e niente, una sottoveste, un sorriso e un po’ di fantasia. C’è un gioco antico che si chiama la campana. C’è un mestiere antico che si chiama meretricio. C’è un tempo, che per compassione vogliamo immaginare lontano, in cui in un bordello ci si entrava quando ci si divertiva ancora a fare la campana. C’è un tempo, che per pudore vogliamo chiamare dopoguerra, nel quale una ragazzina poteva fare la puttana e giocare alla campana. Peggio essere la puttana più ambita, proprio perché aveva ancora l’età per giocare alla campana. C’è un tempo, sul quale l’orologio della storia si è fatalmente bloccato, nel quale essere donne è un dono e una condanna. La nostra lettura di Via delle Oche è cominciata da lì. Da quel tempo immobile che assegna alla femminilità, anche la più acerba, il doloroso compito del potere occulto.   La Bologna ferita del ’49, una tenutaria di bordello, una prostituta bambina, un suicidio strano, ed un commissario che vuole fare il suo “mestiere” mentre un’Italia, con le ferite della guerra ancora sanguinanti, si accinge ad andare a votare. Una storia minima, di quelle che devastano la coscienza per la loro miserabile attualità. Un “giallo” che si stempera nel grigio soffocante di un incubo che si chiama realtà. Una storia di ieri, che si dipana veloce, mentre l’orologio senza lancette della vita segna implacabile sempre la stessa ora. Quella della vergogna.

Via delle Oche è uno dei primi romanzi di Carlo Lucarelli. Lo stesso autore ne ha firmato l’adattamento teatrale. E’ un “giallo” che scava nelle miserie di un  Bel Paese sempre uguale a se stesso. Un paese che cambia colore solo per restare “in tinta” con quello del padrone. Un paese di sudditi che si travestono da cittadini, indossando il vestito buono della democrazia per andare alla messa. Via delle oche è un giallo politico, ma anche e soprattutto un giallo sociale. E’ la storia eterna del potere che schiaccia e della dignità svenduta con l’alibi della miseria. Ma è anche una storia che fa centro sulle donne, sull’eterno binomio della vergine puttana, intorno al quale il mondo non sa smettere di girare. E così  la Tripolina, tenutaria di un bordello di quinta categoria, la Lisetta, prostituta minorenne con un piede ancora nella terra desolata dell’infanzia perduta, De Luca, il commissario che non sa essere un eroe, diventano il malinconico tricolore di un’ Italia senza speranza.  Su questo ordito che ha il colore della rassegnazione, lo sforzo nella rilettura scenica è stato quello di realizzare una trama che rimandasse alle atmosfere oniriche.  Riconsegnare ad una storia che fa male, il carattere e l’’irrealtà di un incubo,  confondere la concretezza fangosa di una vicenda che appartiene ad ogni tempo, ora con  l’ossessione delirante del rimorso, ora con la dichiarata finzione scenica, è stato l’unico modo direstituire a questo lavoro il miraggio di una speranza senza la quale avremmo finito per  smarrire  ogni senso. Anche quello della creatività.